Acqua

Yoga-per-Attività-Subacquee!
  • Lo yogi, come il mammifero marino, dà prova di una migliore ampiezza respiratoria.
  • Tutti e due sono capaci di trattenere il respiro lungamente: certi yogi possono arrivare a 20 minuti e una balena fino a 90 minuti.
  • Tutti e due sono capaci di rallentare il loro cuore… in certi cetacei le pulsazioni cardiache possono cadere da 200 al minuto a 10, a grande profondità. Nel mio caso personale, i medici hanno constatato che alla profondità di meno 86 metri in apnea, il mio cuore batteva a 28 pulsazioni al minuto quando all’inizio dell’immersione batteva a 80…
    Lo yoga….è una disciplina che tende a mirare in questa direzione: identificazione dell’essere individuale con gli elementi che lo circondano (aria, acqua…)… contando sul proprio respiro per dominare tutte le energie che esistono potenzialmente in noi e mettersi così in perfetta armonia con l’Universo nel quale si vive…”
    Da Jacques Mayol, ”
    L’uomo delfino. Storia e fascino dell’apnea“, Giunti, 1983 e 2002.
In questi ultimi anni, oltre alla pratica yogica, mi è risultato naturale ri-scoprire quella che ormai tutti conoscono come “acquaticità”, ossia l’istinto primordiale a fondersi con l’elemento liquido. Ed è stato sorprendente come fosse rimasto sopito tanto tempo, ma soprattutto come progressivamente un nuovo senso di benessere, o equilibrio affiorasse dalle profondità..dell’inconscio. Così ho deciso di “approfondire” la stessa ricerca (interiore) con l’apnea, decidendo cioè di provare ad eliminare progressivamente gli strumenti esterni (bombole, aria..) per fare affidamento esclusivamente sul proprio corpo e sulla propria mente. Il corso di “Apnea Academy”, nota struttura didattica e centro di ricerche sull’apnea fondata dal grande Umberto Pelizzari, mi ha dato molto, non solo per la tecnica specifica, ma anche per la mia attività yogica del controllo del respiro. Così sto vivendo, in questo cross-training tra yoga e apnea, aria e acqua, un continuo arricchimento reciproco. La cosa più interessante è che anche coloro che lo yoga non l’hanno mai fatto, dedicandosi solo alle attività subacquee, incuriositi dallo yoga, hanno desiderato accostare delle pratiche yogiche prima e dopo gli allenamenti di apnea e le immersioni con bombole, riscontrando, sin dalla prima volta, un netto miglioramento nelle performances in acqua, come risparmio di aria nelle bombole, maggiore durata della ritenzione in apnea, e generale stato di tranquillità. Così mi sono trovata nella impagabile posizione di avere settimanalmente un laboratorio di messa alla prova delle pratiche yogiche su più persone e quindi un riscontro e un arricchimento raro e continuo.
D’altra parte mi conforta e mi sostiene il pensiero che il progetto di unire le pratiche yogiche a quelle subacquee non è mia, bensì già di Jacques Mayol, il quale per primo aveva utilizzato queste tecniche per migliorare le prestazioni dei suoi records in apnea, e sosteneva l’importanza terapeutica dello yoga come generale “arte contro lo stress” per chiunque.
Come Mayol, anche Pelizzari ed altri seguirono l’esempio, anche se mi capitò di constatare che nella maggior parte dei casi si guarda troppo all’aspetto del controllo del respiro (il Pranayama), o alle pratiche meditative o di concentrazione, piuttosto che sulle posizioni o asanas. Ed è qui che vorrei dare un contributo pratico, oltre che teorico con gli strumenti dell’IYENGAR YOGA . Come possiamo pretendere di sbloccare il diaframma (contratto dallo stress della vita cittadina, per esempio), inserire la respirazione integrale e controllarla , se non sappiamo neppure riconoscere “dentro” che è bloccato e che insieme ad esso migliaia di piccole e grandi contratture ci tiranneggiano nel nostro corpo? A ben vedere Mayol l’aveva detto: “non si può disgiungere la pratica della asanas da quella del pranayama”, ma prima di lui già i testi più antichi sullo yoga prevedono una lunga pratica di asanas prima del pranayama, proprio perché va creato innanzitutto spazio nel corpo, tra le giunture, nei vasi, negli organi, prima di pretendere di far scorrere l’energia (veicolata dall’aria) al meglio e in maniera equilibrata.
Così, la prima lezione di yoga che ho tenuto agli apneisti del mio corso ,come pure ai sub del centro diving dell’Elba, fu un vero e proprio shock: niente relax per terra, ma grandi sudate a tenere il corpo diritto e le braccia stese in alto! E’ stato in seguito, in acqua che tutti ammisero che ne era valsa la pena, il corpo era più sciolto, il respiro più ampio, il relax più…vero.
Da quel giorno, ogni settimana , affino la pratica yogica per le attività subacquee, accostando posizioni per migliorare la forza della base (gambe) e la leggerezza del busto a posizioni per l’efficienza cardio-respiratoria e per prendere confidenza nelle posizioni capovolte. Inoltre per combattere l’ansia propongo posizioni di piegamento in avanti in piedi e da seduti, anche per migliorare l’ampiezza e l’elasticità del cinto superiore.. Per ottimizzare la respirazione diaframmatica infine, abbino dei piegamenti indietro, piccoli archi, al termine dei quali ci si sente sempre più energetici, di buon umore e quindi perfetti per andare in acqua!
LEGGI L’ARTICOLO DI ANNA ALBERTI SUL NUMERO DI GIUGNO 2015 DI MARIE CLAIRE ITALIA